La nuova carta dei vini de La Locanda di Pietracupa

Alla Locanda di Pietracupa la carta dei vini non è qualcosa di statico. Segue il menù, lo accompagna, cambia con lui. Quando entrano nuovi piatti o cambiano gli equilibri della cucina, è naturale che anche i vini si riallineino. Non per moda, ma perché il lavoro in sala deve funzionare davvero: quello che arriva nel bicchiere deve stare dentro al piatto, non fuori.

La nuova carta nasce da questo. Non da un’esigenza di rinnovamento formale, ma da un aggiornamento concreto: nuovi ingressi, più profondità su alcune zone, una selezione resa più chiara e coerente con quello che oggi esce dalla cucina.

Il Chianti resta il centro, ma è più profondo

La base resta il territorio, come è giusto che sia in un ristorante nel Chianti. Quello che cambia è il livello di lettura. La nuova carta lavora molto di più sulle sfumature del Chianti Classico, non limitandosi ai nomi, ma entrando nel dettaglio di produttori, stili e annate.

Accanto ai riferimenti più solidi, come Isole e Olena, si trova una verticale importante di Cepparello che attraversa più vendemmie e arriva fino a grandi formati, permettendo di leggere il vino nel tempo . Allo stesso modo, Castello di Monsanto con Il Poggio, disponibile anche in Magnum, costruisce una presenza che non è solo rappresentativa, ma concreta.

Fontodi rafforza ulteriormente questa direzione con Flaccianello della Pieve e le sue Gran Selezione, mentre Castello dei Rampolla introduce profondità con etichette come D’Alceo e Sammarco. Il risultato non è una lista più lunga. È una carta che permette di scegliere davvero.

Più verticalità, più bottiglie importanti

Uno degli aspetti più evidenti della nuova carta è l’aumento delle verticali e delle annate disponibili. Non è un dettaglio per appassionati. È un modo per dare più senso alla scelta.

Bere lo stesso vino in annate diverse cambia completamente l’esperienza: cambia il clima dell’anno, cambia l’equilibrio, cambia l’evoluzione nel bicchiere. Ed è proprio questo che la nuova carta rende possibile. Ci sono esempi concreti:

  • Cepparello con più annate e diversi formati
  • Cabernet Sauvignon Collezione Privata di Isole e Olena su più vendemmie
  • D’Alceo con annate che arrivano indietro nel tempo
  • Flaccianello presente anche in Magnum

Questa parte non è decorativa. È costruita per chi vuole approfondire, oppure semplicemente bere qualcosa di diverso ogni volta che torna.

Spumanti e Champagne: selezione più ampia e meno scontata

Un altro passo avanti si vede nella sezione bollicine. La parte di metodo classico è più completa e più varia. Franciacorta è ben rappresentata con produttori come Mosnel, Monterossa, Bellavista e Uberti, ma non è l’unico riferimento: ci sono anche Trento DOC e realtà meno immediate come Franz Haas .

Sugli Champagne, la selezione si allontana dai nomi più prevedibili e si apre a produttori meno commerciali ma più interessanti. Blanc de Noirs, Blanc de Blancs, etichette come Chavost (senza solfiti), Maxime Blin, Julien Prelat: vini con carattere, non semplici alternative. È una parte della carta che invita a uscire dall’automatismo.

I bianchi trovano più spazio

Rispetto al passato, i bianchi hanno più peso. Non sono più una scelta secondaria, ma una parte attiva della carta, soprattutto in relazione ai piatti della cucina attuale, che lavora molto su equilibrio, acidità e freschezza.

Ci sono riferimenti solidi come Terlan, Valle Isarco, Gewurztraminer di Kurtatsch, Riesling sia italiani che tedeschi, ma anche una maggiore apertura verso l’estero: Alsazia, Austria, Nuova Zelanda. Non è una sezione enorme, ma è più precisa. E soprattutto più utile.

Italia fuori Toscana: una selezione che completa

Fuori dal Chianti, la carta si allarga senza disperdersi. Il Piemonte porta struttura con Barolo Conterno Fantino e Barbera Braida. Il Veneto introduce profondità con Amarone importanti, incluso Dal Forno 2009.

La Sicilia e l’Etna aggiungono identità con Passopisciaro e Caciorgna. Montalcino completa con Brunello, anche di livello alto come Casanova di Neri non è una collezione casuale. È una selezione che completa il quadro.

Uno sguardo internazionale, ma con criterio

La parte internazionale resta presente, ma è costruita con misura. Francia, Germania, Spagna, ma anche Nuovo Mondo: California, Argentina, Nuova Zelanda, Sudafrica. Ci sono etichette riconoscibili come El Enemigo, Dog Point, Sandhi, accanto a proposte meno immediate ma interessanti.

Non c’è l’idea di “coprire tutto il mondo”. C’è la volontà di offrire alternative che abbiano senso. Anche qui si vede una selezione ragionata.

Prezzi e accessibilità

La carta mantiene un equilibrio importante anche nei prezzi. Si parte da bottiglie accessibili, intorno ai 25-30€, e si arriva a etichette di fascia alta, anche oltre i 300€, senza creare stacchi innaturali.

È una carta che permette di scegliere liberamente, senza sentirsi vincolati. E resta una caratteristica interessante: tutti i vini sono acquistabili con uno sconto del 20% per l’asporto, un’opzione che aggiunge valore anche oltre l’esperienza al tavolo.

In sintesi

La nuova carta dei vini della Locanda di Pietracupa non cambia direzione. Si allinea alla cucina, si pulisce dove serve e si rafforza dove ha senso. Più profondità sul territorio. Più possibilità di scelta reale. Una selezione più chiara, più leggibile, più utile. È una carta che non ha bisogno di essere spiegata troppo. Funziona quando ti siedi, scegli e inizi a bere.

Prenota la tua esperienza alla Locanda di Pietracupa

La nuova carta dei vini nasce per accompagnare un’esperienza completa, fatta di cucina, territorio e tempo condiviso a tavola.

Prenota il tuo tavolo e vieni a scoprire come piatti e vini si incontrano davvero, nel cuore del Chianti.

E se desideri fermarti più a lungo, La Locanda di Pietracupa offre anche ospitalità in B&B, per vivere il territorio con più calma, tra cena, vino e colline.

2026-04-08T23:24:28+02:0010/04/2026|Menu|
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